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Open day: ma servono davvero?

tazza caffè

23 gennaio 2012

Genitori sorridenti e curiosi affollano il nostro minuscolo auditorium; lo spazio non è sufficiente per contenere così tante persone. Noi docenti ci stringiamo prima, ci alziamo poi, sciamiamo in corridoio infine.

La collega “speaker” e il dirigente rimangono, loro malgrado, protagonisti di un copione che non è stato pensato per noi.

Anche se ci siamo date un tocco di cipria e abbiamo indossato il maglione migliore, non siamo a nostro agio in passerella, ma in aula.

Ci rinfranca lo sguardo amichevole di qualche collega della scuola primaria, presente in sala nella veste di genitore.

Nelle slide di rito proviamo a spiegare il nostro POF; ma le domande dei genitori superano la nostra fantasia: emergono bisogni che, sovente, non siamo riusciti a intercettare.

Diversamente dalla pubblicità che crea il bisogno e poi lo soddisfa, la scuola deve soddisfare bisogni che non ha creato.

Soprattutto: nel marketing il cliente è indotto a scegliere quel prodotto e a giudicarlo positivamente: negli open day l’utente è indotto a scegliere quella scuola, ma poi sarà la scuola a … giudicare l’utente!!!

Un caro amico commentava l’open day della scuola primaria di sua figlia: “La bambina si è entusiasmata a vedere tutte quelle proposte di attività, progetti, percorsi. Pensa che a scuola ci si diverta più che alla scuola dell’infanzia. Ma questi open day confondono le idee: a scuola si va per imparare, mica per divertirsi”.

E’ questa dicotomia che colora di rosso e bianco i miei “open day”: il rosso delle mie guance per l’agitazione di essere messa in vetrina; il bianco delle notti insonni per l’agitazione legata a promesse che non so, sinceramente, se potranno essere mantenute.

Il punto è che la scuola è un’agenzia educativa, non un’agenzia di viaggio; propone un percorso formativo non un pacchetto ricreativo.

Pertanto non possiamo dire: “Soddisfatti o rimborsati”; piuttosto ci piacerebbe poter affermare “Credibili perché accreditati”.  Vorremmo nei genitori degli alleati, non degli utenti-clienti.

Questo renderebbe, certamente, i nostri open day più autentici, lasciandoci tutti più sereni.

 

La prof. Margherita, insegnante di scuola secondaria di primo grado

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