Esempio di santità laicale

Esempio di santità laicale

L’annuncio dato dalla Congregazione delle Cause dei Santi riguardo il riconoscimento del miracolo che apre la strada alla beatificazione di Giuseppe Toniolo, non può che rallegrare quanti hanno a cuore il risveglio nella Chiesa di una nuova stagione del laicato. Un laicato chiamato a quella vocazione universale alla santità che il Concilio (L.G. 40) aveva riproposto con forza. Una santità sul modello del Signore Gesù, possibile a tutti coloro che, di “qualsiasi condizione”, si applichino a seguirne il modello, in virtù del loro essere “nel battesimo della fede” veramente figli di Dio e “compartecipi della natura divina e perciò realmente santi”. Su questa strada la Chiesa ci indica un esempio in più.

Nella storia italiana

La barba portata secondo la moda del tempo potrebbe farlo apparire persona lontana. Quando nasce, il 7 marzo del 1845, mancano tre anni allo scoppio della prima guerra di indipendenza che avrà inizio il 23 marzo 1848. Può essere utile pensare che proprio oggi che si celebra il 150° dell’unità l’Italia venga proclamato beato un uomo nato alla vigilia del Risorgimento nazionale. Giuseppe Toniolo non è più conosciuto come un tempo, neppure all’interno della comunità cristiana e delle stesse associazioni cattoliche. Nato a Treviso, studia a Venezia e frequenta, nella vicina Padova, l’università, laureandosi in diritto nel 1867. In quell’ateneo inizia la sua carriera universitaria divenendo poi, nel 1873, libero docente di economia politica. Solo sei anni più tardi, nel 1879, dopo non poche difficoltà superate grazie all’aiuto del suo maestro Luigi Luzzatti, diverrà professore straordinario all’Università di Pisa. Accanto alla vita di studio, la sua opera omnia raccoglie un’infinità di saggi, articoli, recensioni.

Toniolo si distingue per un operoso impegno nell’Azione Cattolica del tempo, nei suoi organismi nazionali. Sarà attivo in quell’Opera dei Congressi che vedeva affacciarsi alla ribalta del nuovo stato nazionale le attenzioni sociali prima ancora che politiche di un cattolicesimo vissuto ai margini della vicenda nazionale a causa della questione romana. Nell’Opera dei Congressi avrà una partecipazione attiva, cercando di mediare tra spinte diverse e differenti sensibilità; forse anche per questo, una volta sciolta l’Opera dei Congressi e riorganizzato il movimento cattolico intorno ad alcune unioni chiamate a interessarsi a campi specifici, Giuseppe Toniolo si troverà a essere presidente dell’Unione popolare, organo cui era deputato il coordinamento dell’azione dei cattolici. Ai vertici dell’Azione Cattolica, Toniolo avrà contatti frequenti con la Santa Sede. Sarà particolarmente vicino a Leone XIII, il Papa della Rerum Novarum, che aveva grande stima del professore pisano; ma anche di Pio X cui proporrà proprio prima della morte di istituire un Istituto internazionale per la pace – siamo alla vigilia della Prima guerra mondiale – di cui lo stesso Papa doveva essere il presidente.

Varie e numerose sono le iniziative prese nel campo della cultura: dall’Unione cattolica per gli Studi Sociali (1889) alla Rivista Internazionale di Scienze Sociali (1893), alla Società Cattolica italiana per gli Studi Scientifici (1889). Sarà vicino alla federazione universitaria, la FUCI, fin dal suo sorgere, tanto da esserne considerato uno dei principali ispiratori ed è tra coloro che parteciparono alla sua rifondazione dopo lo scioglimento dell’Opera dei Congressi. Toniolo fu difensore dei giovani universitari anche presso la Santa Sede, che non sempre apprezzava alcune posizioni della FUCI in materia sociale e politica. Inoltre, Toniolo sarà tra gli anticipatori e gli ispiratori della nascita dell’Università Cattolica, fino ad affidarne un esplicito mandato di fondazione, nell’ultimo incontro avuto nel settembre 1918, a Padre Agostino Gemelli e al suo gruppo di amici. Il francescano, quando muoverà, nel giugno 1920, i passi concreti per la fondazione dell’Ateneo, istituendo un ente morale per la sua promozione, lo dedicherà non a caso a Giuseppe Toniolo.

Un padre di famiglia

Accanto all’intensa attività scientifica e culturale e di animatore delle opere cattoliche, Giuseppe Toniolo coltiverà una profonda pietà cristiana, una spiritualità vissuta nell’intimità della sua casa, nell’adesione semplice e quotidiana al Vangelo. Nel 1878 aveva sposato Maria Schiratti, formando una famiglia cristiana allietata dalla nascita di sette figli. C’è una costante nella vicenda giovanile e poi adulta di Giuseppe Toniolo: la predilezione per la famiglia che fu per lui vera scelta vocazionale. Solo dopo aver deciso di costituire una propria famiglia, aspetto che – come è stato notato da Elena Da Persico – gli consente di condividere una condizione comune a tanti altri laici, Toniolo unisce al vissuto di sposo e di padre la competenza del sociologo, dello studioso che, avvalendosi anche dell’esperienza diretta, sulla teoria della famiglia fonda il suo sistema di scienza sociale. Così risponde ad esempio ai dubbi di un amico da questi espressi sull’inutilità della vita, facendo presente come tante volte “certo indistinto malcontento” e “disgusto dell’animo” esprimano forse “il bisogno di possedere un’amica… intendiamoci, un’amica gentile, che ci conforti, ci sproni, ci dia esempio di vita, condivida con noi le stesse incertezze dello spirito, le stesse amarezze; e accanto alla quale ci riesca più facile, più bella, più degna la vittoria di noi”.

Scriverà ancora Toniolo a un allievo, alla vigilia del matrimonio di quest’ultimo: “Ci sono degli amori che deprimono e dissipano; altri, che sospingono all’operosità buona e proficua. Le auguro quei conforti veri e inestimabili, che accompa­gnano sempre il connubio cristiano, e di cui io (contro i miei meriti) feci e faccio esperimento”. Ecco Toniolo laico cristiano che “esperimenta” la vita matrimoniale e familiare dove uomo e donna sono reciprocamente mutuum adiutorium, capaci di suscitare l’uno nell’altro un sano desiderio di emulazione, frutto di una serena educazione affettiva: anche quando i figli andranno ad arricchire la casa, la famiglia crescerà insieme in tutte le dimensioni che già costituivano il fondamento della vita della coppia: questa sensibilità anticipa quanto il Concilio dichiarerà sul Sacramento del Matrimonio (cfr GS, n. 49).

Il principio per cui il matrimonio è un istituto naturale elevato a Sacramento è il criterio di fondo su cui Toniolo imposta la vita familiare: in quanto esperienza reale, essa è testimonianza proponibile agli altri per la sua concretezza. Vi è qui un’altra caratteristica particolare dello stile e della spiritualità laicale anticipata da Toniolo, che consiste nel considerare l’esperienza concreta un aspetto indispensabile della vita cristiana. Il cristiano, infatti, non dovrebbe limitarsi ad elaborare concetti astratti sulla virtù e sui valori, ma cercare di incarnare nella vita quotidiana gli ideali in cui crede, e impegnarsi a scoprirvi la presenza di Dio.

La vita come vocazione

Come si è cercato di evidenziare, il percorso di Toniolo si presenta come una sottile trama di diverse scelte vocazionali: la sua vita interiore, in primo luogo, così come appare nel suo diario, è una continua ricerca della “volontà di Dio”, che si avvale, insieme alle forme tradizionali di raccoglimento e di meditazione, di una buona guida spirituale. Scriverà così nel novembre del 1890, pregando il Sacro Cuore: “Concedetemi un padre spirituale conforme al Vostro Cuore”. Lo stesso atteggiamento di ricerca vocazionale lo si riscontra nei riguardi dello studio; scrive ancora nelle sue note spirituali: “Gesù dirigete gli studi e l’attività mia al mio perfezionamento e alla Vostra gloria”. La visione che ha dello studio può senz’altro far parlare di una vera e propria vocazione che diviene sempre più consapevole nel corso degli anni. Toniolo non è solo un insigne studioso, ma è propriamente un cristiano che abbraccia in maniera consapevole la strada della cultura come scelta di vita. L’approfondimento e il dibattito sui problemi suscitati dalla storia del proprio tempo sono per lui i mezzi fondamentali nel cammino di formazione e di impegno umano e cristiano; la sua vocazione intellettuale rappresenta il modo originale con cui ha personalizzato e cercato di incarnare il suo ideale di santità, non trascurando di coltivare con notevole applicazione quella che era una inclinazione naturale. Scrive nelle sue Memorie religiose a proposito degli argomenti dei suoi studi: “Fatta questa scelta, mi concentrerò in questi temi, rinunziando a tutto il resto, non divagando”. Per Toniolo la vasta ed enciclopedica attività intellettuale trovava punti di riferimento nei principi morali e soprattutto religiosi.

La ricerca scientifica per lui è un’esigenza non solo della mente, ma anche del suo spirito religioso; è un’indagine dei fenomeni umani condotta alla luce delle verità divine, per ritrovare la presenza provvidenziale di Dio disseminata nel corso degli eventi umani. Ma qual è l’impianto di fondo del suo pensiero? L’approccio metodologico usato per affrontare i grandi temi del dibattito scientifico è largamente debitore della migliore filosofia scolastica, soprattutto di S. Tommaso D’Aquino. La chiarezza e la saldezza delle verità eterne sono strumenti per il cammino della conoscenza umana, fari luminosi che impediscono a questa di perdersi in zone d’ombra inestricabili, tentando di sondare abissi incolmabili. L’approccio di Toniolo alla scienza gli permette di attuare una sintesi importante, evitando di divagare nelle riflessioni, che perderebbero in quel caso di incisività. La capacità di sintesi gli era stata insegnata da uno dei suoi maestri, Angelo Messedaglia, al quale per altro era debitore di un altro importante insegnamento, quello relativo agli strumenti che consentono di possedere la scienza; tali strumenti sono l’impegno della ricerca, la disciplina e l’umiltà. Citava spesso un motto del suo maestro: “Agli umili è riservato non pure il regno superno, ma anche quello della scienza”: con questo stile Toniolo si avventurava per i sentieri della ricerca. Era sua convinzione che “dall’analisi non mancherà di sorgere la sintesi”, persuaso che la scienza e la ricerca non allontanassero dalla suprema verità religiosa. A coronamento del metodo induttivo da lui praticato, egli scrive che la sintesi è “degna di Colui che avvince e stringe in una potente unità tutte le forze dell’universo”.

L’impegno sociale

La vocazione laicale di Toniolo si esercita, come si è detto, nell’impegno sociale che svolge alla luce dello studio, dell’approfondimento culturale, tenendo ben presenti i destinatari: il popolo, gli umili. C’è nel pensiero e nella direttrice degli studi di Giuseppe Toniolo, come nella sua azione, una costante attenzione ai deboli, agli ultimi. In una lettera del 1914 scritta al Vescovo di Ceneda sulle popolazioni rurali della diocesi, egli mette in luce i rischi di un probabile conflitto nelle elezioni politiche tra la popolazione agricola animata da “buon spirito religioso-cristiano” e i proprietari terrieri per lo più “liberali-scettici”, segnati da un “cattolicesimo libero e laico”. Non mancano nel Toniolo testimonianze edificanti di carità verso i poveri che dimostrano come, per lenire le piaghe sociali di ogni uomo, egli metta a disposizione tutto se stesso: dalle sue risorse economiche a quelle intellettuali, all’azione sociale e politica, senza per questo tralasciare le più elementari forme di carità, diciamo così, spicciola. E così Toniolo, in più di un’occasione, dona indumenti – il cappotto – pane, pochi spiccioli. Il suo interesse per la condizione delle masse popolari nato fin dai primi anni di attività, si intensifica nella lunga consuetudine con il cardinale Maffi, divenuto arcivescovo di Pisa. I due amici, come messo in luce da uno dei suoi biografi, “comprendono chiaramente, e per questo lavorano assieme, che occupandosi la chiesa delle questioni sociali avrebbe finito col prendere in mano la causa del popolo”. Per questo la sensibilità ai deboli, ai ceti popolari, deve essere educata già negli anni della formazione sacerdotale. L’azione del Toniolo a favore del popolo trovò una organica sistemazione in seguito all’istituzione dell’Unione Popolare (1905) e delle Settimane Sociali (1907). Le dottrine che componevano il messaggio sociale cristiano dovevano necessariamente essere poste in costante confronto con i problemi più urgenti e vivi delle classi popolari, rurali e operaie. Non a caso queste esperienze dilatarono alquanto la creazione di quel movimento sociale, sindacale e cooperativo che si sarebbe battuto per i diritti dei lavoratori (riposo festivo, tutela del lavoro femminile e minorile, limitazioni dell’orario di lavoro, ecc.) e per la crescita di una solidarietà mutualistica. Ed è così, in piena coerenza, che Toniolo, esempio della migliore religiosità popolare espressa dal cattolico Veneto, esprime il desiderio di “essere sepolto a Pieve, così gli umili della campagna verranno a deporre qualche requiem sulla mia tomba”.

Un’intensa spiritualità

Ed eccoci alla radice che è l’anima di tutta l’azione di questo laico cristiano. La radice vera del suo impegno di pensiero e di azione nel campo economico e sociale e la radice della sua laicità che gli fa vivere professione intellettuale e famiglia come autentiche vocazioni. La spiritualità del Toniolo fu prevalentemente di ordine individuale e familiare, ma si alimentò soprattutto della dimensione sociale. Toniolo riesce nell’impresa di fare della sua vita una potente sintesi. La spiritualità sociale così come l’ha vissuta è il giusto complemento richiesto a una spiritualità autenticamente laicale che si dispiega lungo gli anni, offrendoci la testimonianza di un cattolicesimo integralmente vissuto, non nonostante la sua vita familiare e professionale, ma proprio grazie alla sua dimensione familiare e al lavoro intellettuale. Due esperienze contrassegnate dalla nota della laicità e vissute come testimonianza pubblica offerta ai fratelli. Non è un caso che la sua casa venisse definita “la casa dei cattolici italiani”, ad indicare non solo la disponibilità, l’apertura all’ospitalità, ma l’esemplarità stessa dell’esperienza. Interessante in proposito la testimonianza di un avvocato che, dopo essere stato discepolo del Toniolo, ne divenne avversario politico: “Egli era così, veramente e solo, l’homo religiosus, per il quale atto religioso non è soltanto la preghiera o l’atto di fede comunque affermato, ma ogni pensiero, ogni parola, ogni gesto, dall’alba al tramonto, perché inspirati, subordinati ed armonizzati al pensiero di una Provvidenza celeste, nel cui spirito l’uomo pensa, parla e si muove”. Anche in questo passaggio la spiritualità laicale di Giuseppe Toniolo emerge nella sua compiutezza: la fede non è vissuta separatamente dalla vita, ma in ogni momento, in ogni istante, si potrebbe dire che venga connaturata al vivere quotidiano.

La sua principale tensione è la realizzazione personale di quella “unione tra umano e divino” che, nella sua visione teologica, è il senso ultimo di tutta la storia. A questa sintesi egli tende con tutta la sua vita. Consumarsi per Cristo, vivere in Lui, fino a trasformarsi in Dio stesso, fino a fargli chiedere: “Che cosa è amore fuorché l’aderire della volontà dell’amante alla volontà dell’amato, sicché di essi due per mezzo della volontà si effettui una ineffabile unione?”. Il 1° maggio 1888 scrive: “Rammenterò quanto mi disse oggi il mio confessore: devi oggi promettere di farti santo – ciò che è facile cosa, tutta consistendo nel far la volontà di Dio!”. La chiarificazione della chiamata e della vocazione si traduce per Toniolo in un cammino di adesione alla “volontà di Dio”. La sua, in realtà, è un’azione tutta radicata nella vita interiore. La contemplazione era per lui un imperativo che rispondeva a una convinzione profonda: “Invano l’azione esteriore torna ordinata e feconda (giusta i disegni della Provvidenza) senza che la preceda e accompagni costantemente la vita interiore, l’esercizio cioè delle virtù intime nella quotidiana riforma di sé”. Sta qui la principale attualità del beato Toniolo, una attualità che non ha tempo perché è necessaria in ogni tempo. Una santità che la Chiesa animata com’è dalla sua “fede escatologica” considera “sollecitudine per l’uomo, per la sua umanità […] per l’orientamento di tutto lo sviluppo e del progresso, come un elemento essenziale della sua missione, indissolubilmente congiunto con essa” (Redemptor hominis, n. 15).

 

Ernesto Preziosi