La riflessione del card. Dionigi Tettamanzi

La riflessione del card. Dionigi Tettamanzi

foto-Toniolo-x-convegnoL’Arcivescovo di Milano è Presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, ente fondatore e promotore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

«La sua vita fu soprattutto armonia: armonia della mente e del cuore, dell’ingegno e del sentimento»

scrissero alla morte. Mi sovvengono queste parole, mentre apprendo con viva soddisfazione e immensa gioia spirituale che il Santo Padre ha approvato il miracolo attribuito all’intercessione del Venerabile Giuseppe Toniolo, cui tanto deve l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Fu proprio Giuseppe Toniolo a convincere padre Agostino Gemelli a sviluppare la grande impresa di fondare – attraverso l’Istituto a lui intitolato – l’ateneo dei cattolici italiani. Si compie così il voto del Servo di Dio Paolo VI, mio venerato predecessore sulla Cattedra Ambrosiana, che lo proclamò Venerabile il 14 giugno 1971, al termine del rigoroso Processo Canonico, iniziato per desiderio della FUCI nel 1933, a segno della fama di santità che subito circondò il “Professore”. Milano, in particolare, non può che esultare.

 

Tra Treviso e Pisa

É vero che Giuseppe Toniolo nacque a Treviso il 7 marzo 1845 e che si laureò in diritto a Padova nel 1867 – a ventidue anni d’età! – e che, infine nel 1884 divenne professore ordinario di sociologia e di economia presso l’Università di Pisa, ove morì santamente il 7 ottobre 1918. Frutto di quest’intensa attività di docente sono centosettanta pubblicazioni, raccolte ora in venti volumi dai titoli i più diversi e dalla mole la più varia, ma tutti legati da un principio che fu in lui costante: «Documentare la forza vivificatrice della religione cristiana sulla società e sugli individui». Una vita intensa come docente e altrettanto impegnata come cristiano: intuì subito l’importanza dell’Opera dei Congressi e per questo motivo, sostenuto dalla stima affettuosa prima di Leone XIII e poi di Pio X, si impegnò al massimo livello – diventandone a lungo presidente – dell’Unione Popolare. Sostenne la fondazione dell’Unione Cattolica per gli studi Sociali (1889), della Rivista internazionale di scienze sociali (1893), della Società cattolica italiana per gli studi scientifici (1899). Fu sempre convinto della necessità di una presenza sociale dei cristiani e, per questo, fu promotore delle Settimane Sociali, della fondazione dell’Unione Donne Cattoliche Italiane e, anche se non ne vide la nascita, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che gli ha dedicato l’Istituto che ancora oggi la sostiene.

 

Il Programma di Milano

Giuseppe Toniolo interessa a noi milanesi, perché a lui dobbiamo il cosiddetto Programma di Milano o – più precisamente – Il programma dei cattolici di fronte al socialismo, che egli propose all’assemblea dell’Unione Cattolica del 2-3 gennaio 1894. Esso intendeva essere una risposta concreta, un’attuazione intelligente dell’enciclica di Leone XIII, la Rerum Novarum, che dopo le prime reazioni tra l’entusiasta e lo stupito, sembrava caduta sotto la coltre di un interessato silenzio. Il Programma di Milano era per certi versi rivoluzionario: distingueva tra il «socialismo dottrinale» e il movimento operaio, che andava apprezzato anche dai cattolici per l’impegno al miglioramento delle condizioni sociali del «popolo», il quale era stato troppo spesso oppresso e sacrificato dalla «rivoluzione borghese». Inoltre, denunciava – condividendo quindi le posizioni dei «socialisti» – la miseria in cui erano precipitate le «genti della campagna» e proponeva coraggiosamente – visto il clima duramente anticlericale dominante in Italia – che si ricostituissero quei «patrimoni collettivi» degli enti morali, delle opere pie, delle corporazioni religiose, che erano sempre stati ritenuti «il tesoro riservato del popolo» e per questo erano sempre stati sostenuti nei secoli. Accanto ad essi – con intuizione moderna – si sarebbero dovuti porre i terreni e le proprietà degli enti civili – comuni, province, Stato – che avrebbero dovuto «fruttare a beneficio pubblico o (si sarebbero dovute cedere) per la coltivazione ai proletari». Non solo: il Programma proponeva una riforma agraria a favore dei contadini; la partecipazione agli utili delle imprese da parte degli operai, superando il concetto del puro «salario». Infine, sosteneva la necessità di associazioni operaie cattoliche, che tutelassero i diritti degli operai di fronte allo sfruttamento dei padroni: «Noi non abbiamo alcuna intenzione – scriveva Toniolo – né sentiamo il bisogno di puntellare un ordine sociale, che, appunto perché anticristiano, crolla da ogni parte».

 

Il Seminario di Milano

Toniolo fu “ambrosiano” anche perché fu il primo docente del Corso di Dottrina Sociale, che il cardinale Ferrari istituì presso il Seminario Teologico, affinché i suoi preti fossero sempre capaci comprendere al meglio le esigenze del mondo moderno, e di rispondervi. Insegnò per neppure due anni (1897-98), ma lasciò il segno, come attesta il fatto che il Seminario stampò i testi delle sue lezioni, perché fossero usati anche dal suo successore e discepolo, Dalmazio Minoretti. Sono Appunti rigorosi e lucidi, che incitavano all’ottimismo operoso i futuri presbiteri: «il progresso cristiano è universale nel senso che non si incentra e non si chiude in una razza o in un territorio, ma penetra, si espande e tende e fruttificare in tutti i popoli e in tutti i luoghi».

 

Conclusione

Ci accompagni uno dei pensieri che lo animò: «Noi credenti sentiamo nel fondo dell’anima, ed è urgente proclamarlo: chi definitivamente salverà la società non sarà un diplomatico, non un dotto, non un eroe, bensì un santo, anzi una società di santi». Vale la pena pensarci, ora che ci prepariamo a venerarlo come Beato.

Dionigi Tettamanzi