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Italia tra invecchiamento e multiculturalità: la sfida è un nuovo patto tra giovani, anziani e culture diverse

L’Italia oggi in continua evoluzione ha bisogno di un nuovo patto tra generazioni. È il messaggio che emerge dal volume “Stare nel mondo. Giovani e anziani dell’Italia longeva e multiculturale”, pubblicato da Il Mulino, curato da Fabio Introini, Delfina Licata e Cristina Pasqualini e presentato, venerdì 9 ottobre, al Senato su iniziativa dell’Istituto Toniolo e della Fondazione Migrantes in collaborazione con l’Istat.

L’apertura dei lavori è stata affidata ai saluti istituzionali del Senatore Graziano Delrio, di monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes, di Giuseppe Fioroni, vicepresidente dell’Istituto Toniolo, e di Francesco Maria Chelli, presidente dell’ISTAT.

La ricerca racconta un Paese attraversato da profondi cambiamenti demografici, sociali e culturali. “L’Italia contemporanea sta vivendo una delle più profonde trasformazioni della propria storia recente”, scrivono i curatori nell’introduzione al volume: “l’invecchiamento della popolazione, la persistente denatalità, la crescente mobilità interna e internazionale, l’aumento delle acquisizioni di cittadinanza, la diffusione di forme sempre più articolate di appartenenza culturale e territoriale e il progressivo allungamento della vita stanno modificando gli equilibri demografici, sociali e culturali del paese”.

I dati presenti nella ricerca fotografano un ribaltamento storico. Negli anni Ottanta si contavano poco più di 52 anziani ogni 100 giovani; oggi il rapporto supera quota 140, arrivando in alcuni casi a oltre 157 over 65 ogni 100 giovani tra i 18 e i 34 anni. Gli anziani rappresentano il 24,3% della popolazione italiana, mentre i giovani si fermano al 17,5%. Rispetto al 2002 questa fascia d’età si è ridotta del 22,9%, con punte oltre il 32% nelle aree rurali del Mezzogiorno.

Il volume non si limita a descrivere l’invecchiamento del Paese. Cerca di comprendere come giovani e anziani vivano questa trasformazione, scegliendo come osservatorio privilegiato la relazione tra nonni e nipoti. È qui che, secondo la ricerca, continuano a costruirsi fiducia, memoria, appartenenza e speranza. L’aumento della longevità e la crescita delle nuove cittadinanze impongono un cambio di passo: le politiche pubbliche sono chiamate a superare la gestione dell’emergenza per costruire modelli stabili di welfare e inclusione, capaci di valorizzare tanto l’esperienza degli anziani quanto le aspirazioni dei giovani.

In merito alle evidenze emerse dallo studio, Giuseppe Fioroni, ha sottolineato l’urgenza di dare vita a una nuova alleanza intergenerazionale che sia, al tempo stesso, profondamente interculturale «una ricerca – ha detto Fioroni – che racconta chi arriva, chi parte (i giovani italiani espatriati sono raddoppiati in dieci anni) e chi resta, spesso anziani soli che diventano però un ponte tra culture e distanze». Ne emerge «una cura reciproca: prima sono i grandi ad accompagnare i piccoli, poi accade il contrario». Da qui l’invito a istituzioni e comunità è costruire «un patto tra età e culture diverse, in cui nessuno venga dimenticato». luoghi, esperienze di vicinanza come parrocchie, associazioni, quartieri, imprese, esperienze di volontariato.

Il patto proposto richiede quindi interventi e politiche sociali concrete: da un lato la valorizzazione degli anziani come risorsa attiva di relazioni e saperi, dall’altro la creazione di contesti di crescita solidi e inclusivi per le nuove generazioni.

Un ulteriore aspetto centrale dell’indagine riguarda la trasformazione del vissuto religioso e spirituale all’interno delle famiglie, analizzato da Fabio Introini, co-curatore del volume e docente dell’Università Cattolica.

Se tra i giovani si affermano sempre più forme di religiosità personalizzate e svincolate dalle appartenenze istituzionali tradizionali, anche le modalità di trasmissione della fede tra generazioni stanno cambiando. Il passaggio di valori e del senso del sacro dai nonni ai nipoti non avviene più attraverso insegnamenti dottrinali rigidi, ma prevalentemente attraverso la testimonianza affettiva, la memoria e la relazione quotidiana.

In un contesto familiare plurale e multiculturale, gli anziani mostrano una crescente sensibilità nell’accogliere e rispettare le differenti scelte spirituali compiute dai più giovani. La dimensione religiosa e la ricerca di senso non scompaiono, ma si rinnovano e si riorganizzano attorno a nuovi linguaggi basati sull’ascolto e sull’autenticità dei legami.

I lavori, moderati dalla giornalista Elisabetta Soglio, sono poi entrati nel vivo attraverso le relazioni degli esperti: Sabrina Prati (Istat( ha analizzato il quadro demografico e sociale mettendo a confronto le diverse generazioni; Cristina Pasqualini, docente dell’Università Cattolica e componente dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, ha illustrato il metodo di ricerca e le specificità generazionali; Delfina Licata  (Fondazione Migrantes) si è soffermata sulle risorse e sulle fatiche che caratterizzano le differenti età della vita; infine, Fabio Introini dell’Università Cattolica e dell’Osservatorio Giovani ha approfondito la riflessione sui bisogni spirituali di giovani e anziani. La conclusione dell’evento, con un richiamo alla necessità di un nuovo patto sociale tra le generazioni, è stata affidata ad Anna Maria Tarantola, vicepresidente della Fondazione Cecchettin, consigliere della Fondazione EDUCatt, già vicedirettore Generale della Banca d’Italia e già presidente della Rai.

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