Il valore dell’empatia: un dono offerto e restituito.

di Giovanni Lanzillotta, Delegato regionale Calabria, Associazione Amici Università Cattolica

Lo scorso 11 settembre Elena Beccalli, Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha incontrato i Vescovi calabresi riunitisi in Conferenza Episcopale, a Catanzaro, intervenendo di seguito alla tavola rotonda organizzata per l’occasione sul tema “Università, Chiese del Sud e Nuove Generazioni”.   Un evento rivelatosi estremamente felice per la partecipazione numerosa e attenta e per le reazioni positive registrate immediatamente dopo, presso i “media” e sui “social”.

Nel concludere il proprio intervento, la Prof.ssa Beccalli ha richiamato il valore dell’empatia, posto al centro del progetto educativo della Cattolica. Cito testualmente: “Instaurare un rapporto empatico è qualcosa di ben più profondo rispetto alla relazione. Una domanda su tutte dovrà provocarci: come docenti e come studenti, in che modo ci riconosciamo nell’esperienza dell’altro?”

Nel prosieguo del dibattito quindi l’attenzione alle “esperienze dell’altro” è ritornata più volte quale tema cruciale del rapporto tra gli adulti e le nuove generazioni: quando l’altro è uno studente che lascia la sua terra e la sua famiglia per un’esperienza di studio in Cattolica, così come quando diventerà uno degli Alumni, presenti in sala, che dopo la laurea ha deciso di tornare a vivere in Calabria (quando e se, ne avrà avuto la possibilità). I vari interventi si sono avvicendati in ascolto attivo e generativo di proposte che certamente proseguiranno il loro cammino; una progettualità in divenire, ma che ha già percorso qualche primo passo a testimonianza di una volontà e di un desiderio di un “farsi carico” dei bisogni che sono emersi.

Nel salutare la Prof.ssa Beccalli, accomiatandoci al termine del nostro incontro, mi è piaciuto riprendere, a tal proposito, una frase tratta da un racconto di Corrado Alvaro, tra le voci più autorevoli della letteratura italiana del ‘900 e di cui quest’anno ricorre il settantesimo anniversario della morte.  Alvaro affermava che “Il calabrese vuole essere parlato” in un racconto pubblicato nella raccolta dei suoi scritti “Un treno nel Sud” composti tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta e pubblicati postumi nel 1958.

Nello scritto, Alvaro narra di un vecchio uomo delle Serre calabresi, che è desideroso di spiegare al suo interlocutore del Nord che “il calabrese” non vuole semplicemente “che gli si parli”, ma che desidera essere intimamente “riconosciuto come persona, essere avvicinato attraverso un rapporto umano, considerando sentimenti, dignità, bisogni e affetti” … Oggi diremmo con “empatia”!

Il valore e la pratica dell’empatia sono un carattere antico e tra i più schietti della “calabresità”, ma di cui oggi sentiamo tutti il bisogno. Ascolto ed empatia hanno caratterizzato e attraversato l’intero evento di Catanzaro, sia nell’incontro con i Vescovi, sia e soprattutto con i giovani studenti, tra cui alcune “matricole” iscritte al primo anno di Medicina e Chirurgia al Gemelli.

Cito ancora dall’intervento della Prof.sa Beccalli: “…l’empatia nasce dal cuore e dallo spirito, dimensioni di particolare valore nell’era dell’intelligenza artificiale. Si tratta di una nuova prospettiva a partire dalla quale rinnovare il nostro impegno educativo.”

Analoga e reciproca empatia, si è anche percepita tra e con i promotori dell’evento, l’Associazione Amici dell’Università Cattolica, con gli Alumni presenti ed in definitiva tra tutti i partecipanti nell’Aula Magna del Seminario regionale. Un comune sentire, basato su una “missione, una visione ed una forma di valore educativo” che deve stimolare a “competere sul valore, fondandosi sui valori” connotando una identità e che nell’occasione ha restituito un clima cordiale e accogliente.

Le parole conclusive della Prof.sa Beccalli valorizzano l’importanza della relazione tra le persone ed il senso di appartenenza ad una comunità più grande: “…Momenti come quello odierno sono occasioni preziose per realizzare una sapienza orientata al bene, perché nascono da un “sentirsi dentro” (en pathos), da un’appartenenza genuina e feconda alla Chiesa e all’Ateneo dei cattolici italiani.”

Oggi possiamo affermare che questo è il bisogno dei giovani, ma non solo dei giovani e non solo calabresi, che vorrebbero essere ascoltati e “parlati” con empatia.

Una scelta di valore, alla base del progetto educativo per la “migliore università per il mondo”.

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